Progetto per la costituzione di un archivio "centralizzato"
e un Centro di Ricerca sull'Associazionismo Laico in Piemonte


Massoneria torinese per Garibaldi Cucine popolari Socrem Socrem1

 


Il Centro Calamandrei ha completato la ricerca sull’Associazionismo laico in Piemonte dal 1848 al 1925. La pubblicazione del primo volume del repertorio “…senza distinzione politica e religiosa” delle Associazioni operanti in quel periodo a Torino e Provincia, a cura di Marco Novarino e Enrico Miletto, è stata realizzata nel 2012, mentre il secondo volume verrà pubblicato nel mese di marzo 2013.

Il repertorio rappresenta una novità assoluta in campo nazionale, al cui interno trovano spazio sia sodalizi ampiamente conosciuti e consolidati, sia elementi di novità che le fonti di prima mano sulle quali si è basata la ricerca hanno portato per la prima volta alla luce.

La ricerca ha evidenziato un quadro di notevole dinamicità, lo stesso che probabilmente fa da sfondo alle restanti province piemontesi e alla Regione della Valle d’Aosta, attraversate anch’esse da un flusso copioso che porta alla nascita di numerose aggregazioni sociali di carattere laico e solidaristico il cui studio approfondito dovrà essere oggetto della prosecuzione della ricerca nell’anno 2012.

 

Costituzione di un archivio centralizzato e di un centro di ricerca sull’associazionismo laico in Piemonte. Repertorizzazione delle associazioni laiche attive a Torino dal 1848 al 1925

 Pubblicazione ricerca

Rapporto di ricerca prima fase Torino e Provincia

1.1. Premessa

Il grande interesse suscitato per il tema della sociabilità che negli ultimi anni è entrato pienamente a far parte del dibattito storiografico italiano, ha soltanto marginalmente sfiorato il tema dell’associazionismo laico piemontese dall’unità d’Italia all’avvento del fascismo. Esiste quindi un terreno fertile sul quale far fiorire studi e ricerche che analizzino a fondo una molteplicità di realtà associative la cui storia si presenta, in gran parte, ancora da scrivere.

Utilizzando come metro di paragone l’ambito nazionale e quello europeo, i dati su cui si può riflettere rivelano come l’associazionismo piemontese, del quale quello di matrice laica è parte integrante, presenti dimensioni eccezionali. La prima statistica eseguita nel 1862 dal Ministero dell’agricoltura industria e commercio (d’ora in poi MAIC) censisce in Italia 443 sodalizi (per un totale di 111.608 soci effettivi suddivisi in 101.208 maschi, 10.198 femmine e 202 ragazzi), 133 dei quali hanno sede in Piemonte, che ha nel suo capoluogo, Torino, il nucleo più numeroso di iscritti. Dieci anni più tardi il numero delle società in Italia aumenta radicalmente: 1.447 sodalizi per un totale di 218.222 aderenti. Si tratta di società impegnate in diversi ambiti di azione che iniziano, inaugurando un trend seguito negli anni successivi, a dimostrare grande sensibilità per il miglioramento culturale dei propri soci attraverso l’organizzazione di scuole serali e domenicali, biblioteche, corsi di disegno applicato, lingue straniere e arti speciali. Sono molti i sodalizi che affiancano a tali pratiche altre tipologie di servizi rivolti ai propri iscritti come, solo per citarne alcuni, la gestione di magazzini cooperativi, la concessione di prestiti, la gestione di casse depositi e prestiti e il collocamento lavorativo dei soci disoccupati. Nel 1885 esistono in Italia 4.896 associazioni, la maggior parte delle quali ha sede in Piemonte che, con 816 società rappresenta la regione con il più alto numero di sodalizi, seguita dalla Lombardia (668), dall’Emilia Romagna, dalla Toscana, dalla Campania e dalla Sicilia, ognuna con circa 400 associazioni. In coda, con un centinaio di società, la Basilicata. Dieci anni più tardi la situazione non sembra essere mutata ed il panorama associativo piemontese appare, relativamente alla dimensione nazionale, ampiamente consolidato: nel 1894, infatti, sono censite in Italia 6.725 società, 1.330 delle quali hanno sede in Piemonte, regione che continua a detenere il primato per numero di associazioni ed iscritti.

Tali dati evidenziano come quello piemontese rappresenti dal punto di vista dell’associazionismo, compreso quello socio-assistenziale e culturale di matrice laica, tema sul quale verte la ricerca, un punto di osservazione privilegiato. Infatti la promulgazione dello Statuto Albertino nel 1848 che, come recita l’articolo 32, riconosce il diritto di “adunarsi pacificamente e senz’armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica”, favorisce la crescita del fenomeno associazionista, spianando la strada alla costituzione di numerose società in netto anticipo rispetto al resto d’Italia. E’ però dopo l’unità d’Italia che tale tipologia di associazionismo – nato e cresciuto al di fuori degli ambienti cattolici e che intende opporsi, quando è necessario contrastandole, alle gerarchie ecclesiastiche nella vita sociale, educativa e culturale - registra un’impennata passando da manifestazione elitaria a fenomeno di massa grazie al coinvolgimento di rappresentanti della piccola e media borghesia illuminata, la cui azione favorisce la diffusione di quello che viene comunemente definito lo spirito di associazione. Nel periodo immediatamente successivo all’unità d’Italia che, tra l’altro, vede Torino perdere nel 1864 il suo ruolo di capitale, l’elemento innovativo nel panorama associativo è dato soprattutto dalla matrice volontaria e personale che definisce l’adesione alle nuove società. Una spinta arrivata direttamente dal basso e dalla società civile, nella quale non sembrano trovare spazio gli organi dello stato che, completamente estraneo a tali dinamiche formative, si limita a controllare, e in qualche caso a contrastare e limitare, l’estendersi di questa tipologia di associazionismo, la cui crescita è certamente favorita da una legislazione che a differenza di altri contesti europei (Francia e Germania su tutti) non prevede alcun tipo di autorizzazione preventiva.

Tra la fine degli anni Settanta dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, la nascita delle associazioni è impetuosa. Tra esse crescono notevolmente quelle di matrice laica, la cui sfera d’intervento sfiora gli ambiti più disparati. Circoli e associazioni di piccole e medie dimensioni che, spinte dal soffio di un vento sottile, stampano statuti e materiale informativo destinato a dare notizia della loro nascita, per poi appassire velocemente e scomparire per mancanza di soci, risorse economiche o, in qualche caso, per intervento delle autorità. Altre invece consolidano negli anni la propria presenza, crescendo e radicandosi sul territorio, al punto da svolgere un ruolo di primo piano nella vita sociale della regione. Altre ancora conoscono un’evoluzione che le porta ad operare in maniera diametralmente opposta rispetto ai prefissati scopi iniziali.

Nello scenario regionale il fervore associazionistico ha uno dei suoi principali fulcri a Torino dove tra la metà dell’Ottocento e l’avvento del fascismo, nascono, insieme alle associazioni mutualistiche, di partito e di mestiere (che, vista la grande mole di letteratura già esistente la ricerca non ha inteso prendere in considerazione), oltre 300 aggregazioni di carattere laico e solidaristico, particolarmente fiorenti nei settori educativo, assistenziale, sociale, culturale e combattentistico. Nei primi tre settori sono svariate le associazioni che iniziano a nuotare nel grande magma dell’assistenza e della beneficenza cittadina indirizzando i loro sforzi verso i campi più disparati che vanno, solo per citare alcuni casi, dall’elargizione di sussidi in denaro al collocamento lavorativo dei soci (Associazione generale fra gli impiegati civili delle amministrazioni pubbliche), dalla loro assistenza in caso di infortunio alla vendita di merci e generi alimentari a prezzi ridotti (Associazione generale degli operai di Torino, Associazione generale delle operaie di Torino), dalla distribuzione di pasti caldi e minestre alle fasce di popolazione più indigenti e dei poveri “genericamente detti” (Istituto pane quotidiano, Cucine malati poveri, Cucine popolari, Comitato per la distribuzione delle minestre ai poveri nella regione San Salvario) al ricovero temporaneo e gratuito dei senzatetto (Asilo Notturno Umberto I), dalla concessione di sussidi di baliatico e maternità (è il caso, ad esempio della Cassa di assistenza per la maternità o dell’Istituto di baliatico) alla creazione di centri per l’assistenza ai lattanti (Dispensario per i lattanti), dal recupero dell’infanzia abbandonata (Società Torinese per la protezione e l’assistenza dell’infanzia PRO PUERITIA) all’educazione dei giovani in difficoltà attraverso il ricovero in strutture deputate ad offrire loro istruzione elementare e professionale (Istituto Bonafous, Casa Benefica).

Nella sfera culturale, oltre a quelle impegnate in ambito storico (Società nazionale per la storia del Risorgimento Italiano) e artistico(Società di incoraggiamento delle belle arti, Circolo degli Artisti, Società promotrice di belle arti), e cioè nella promozione dell’arte, nell’organizzazione di esposizioni artistiche e nella conservazione dei monumenti cittadini (Società di archeologia e belle arti), sono attive associazioni di matrice letteraria che hanno come obiettivo principale lo studio e l’insegnamento della lingua italiana e delle principali lingue straniere (Circolo Filologico), la tutela e la diffusione della lingua italiana al di fuori dei confini nazionali (Dante Alighieri) e la divulgazione della pratica della lettura attraverso la creazione di biblioteche circolanti gratuite (Consorzio nazionale per biblioteche e proiezioni luminose). Del settore culturale fanno inoltre parte sodalizi di carattere sportivo come la sezione torinese del Club Alpino Italiano o l’Unione Escursionisti il cui obiettivo principale è quello di favorire, oltre all’aggregazione tra i soci, anche la conoscenza della montagna attraverso conferenze, gite ed escursioni. Oltre che nel ramo creditizio (si vedano, a titolo esemplificativo la Banca Popolare di Torino, la Banca Cooperativa Operaia e il Credito Cooperativo Torinese), la sfera sociale conta al proprio interno sodalizi impegnati in diversi ambiti di intervento. In campo sanitario e curativo vi sono associazioni che da un lato forniscono ricoveri ospedalieri, cure, medicazioni e prestazioni mediche a titolo gratuito (è il caso, ad esempio, dell’Ospedale Regina Margherita che orienta i propri sforzi verso la cura dei bambini di modeste condizioni) e dall’altro si impegnano ad assicurare, sempre a titolo gratuito, una vasta gamma di servizi che vanno dall’assistenza notturna a domicilio dei malati (Croce Bianca), all’intervento immediato in caso di malori, infortuni e incidenti (Croce Verde), dalla cura di feriti e malati di guerra, all’allestimento di strutture di soccorso come ambulanze, treni ospedali e ospedali carreggiabili (Croce Rossa Italiana). Altri settori di attività sono quello professionale (su tutti spicca la Camera del Lavoro), tanatologico (Società per la cremazione), pacifista (Società per l’arbitrato e per la pace), animalista (Società torinese protettrice degli animali) e femminile (Società pro cultura femminile, Federazione piemontese delle opere di attività femminile, Unione femminile). Tipologia, quest’ultima, che rappresenta un’importante novità: sorto sostanzialmente come emanazione di quello maschile e offuscato dalla tradizionale immagine della donna come custode della sfera domestica, l’associazionismo femminile inizia a risplendere di luce propria solo a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, quando intraprende un percorso tortuoso principalmente orientato sulle tematiche della formazione, del consolidamento dei diritti civili, della difesa dell’infanzia, della maternità e dei diritti nei luoghi di lavoro che, dopo le iniziali difficoltà, lo porterà a raggiungere un definitivo consolidamento nel periodo giolittiano. Una realtà associativa cui sta stretta la definizione di rivendicazionista ed emancipazionista, dal momento che l’elaborazione teorica e l’attivismo sociale sbocciati al suo interno lo trasformano in uno straordinario microcosmo, fortemente connotato per genere, capace di far convivere in un unico spazio il ceto nobiliare e quello medio-alto, con la piccola – media borghesia e la classe operaia costituendo così “un formidabile trait d’union tra società civile e istituzioni politiche”.

Sviluppatosi a partire dai primi anni Settanta del XIX secolo, il settore combattentistico rappresenta una novità in campo associazionistico. Aperti ai soli militari in congedo, tali sodalizi, che oltre alla previdenza in favore dei soci (come accade, ad esempio, per il Monte pensioni tra veterani italiani poveri e invalidi) fanno della socializzazione e della commemorazione i loro scopi principali, possono dividersi in tre grandi categorie: società tra militari in genere, società di corpo (Società Bergia di Mutuo Soccorso ex militari dell’Arma dei carabinieri in congedo e pensionati, Società di Mutuo Soccorso tra Reali Marinai in congedo) e specializzazione (Società ex tamburini dell’esercito sardo) e, in ultima istanza, società di reduci da particolari eventi bellici (Comizio Veterani 1848-1849, Società Reduci dalla Crimea di Torino, Associazione reduci dalla Libia e dalle guerre di Oltremare). L’universo dell’associazionismo laico torinese non limita la propria sfera d’azione ai soli settori fin’ora descritti ma, quasi fossimo di fronte a un mosaico, presenta un’ampia gamma di tasselli.

Nel contesto torinese emerge dunque un quadro di notevole dinamicità, lo stesso che probabilmente fa da sfondo alle restanti province piemontesi, attraversate anch’esse da un flusso copioso che porta alla nascita di numerose aggregazioni sociali di carattere laico e solidaristico il cui studio approfondito (con la specificità del territorio novarese e alessandrino) sarà oggetto della prosecuzione della ricerca nell’anno 2010-2011.

La nascita di un associazionismo di matrice laica, a Torino come nel resto del Piemonte, si inserisce dunque in un quadro finalizzato alla realizzazione di un sistema assistenziale laico in grado di contrastare l’opera svolta dalle associazioni clericali inserito, a sua volta, in un più ambizioso progetto di secolarizzazione e democratizzazione della società italiana capace di ridimensionare (fino ad arrivare al suo annullamento) l’influenza cattolica sulla società e sullo stato. D’altre parte, non sembra essere un caso il fatto che molte delle realtà analizzate abbiano proprio nella contrapposizione al mondo cattolico uno dei principali paradigmi fondativi della loro nascita. Un associazionismo spontaneo, che marcia all’interno di binari organizzativi e istituzionali connotati e definiti comportando un coinvolgimento sempre crescente degli ambienti liberali, democratici, positivisti, libero- pensatori, massonici e anticlericali, ciascuno dei quali appare ampiamente rappresentato negli organigrammi delle associazioni analizzate nel corso della ricerca. A tale proposito occorre evidenziare come i dati raccolti nel corso del lavoro consentano un’ulteriore riflessione di fondo, e cioè la presenza di una folta schiera di associazionisti laici impegnati in molteplici attività, una sorta di zoccolo duro gravitante in numerose delle associazioni censite, all’impegno dei quali si devono, molto probabilmente, molte delle iniziative intraprese dai sodalizi nei loro differenti ambiti di azione.

 

Asili notturni

1.2. Finalità della ricerca

L’iniziale finalità del lavoro, ovvero quella di dare vita ad un repertorio che, attraverso lo spoglio della documentazione esistente, raccogliesse l’insieme delle associazioni laiche operanti in Piemonte, ha dovuto confrontarsi con la cospicua mole di documentazione reperita nel corso della ricerca sul contesto torinese che appare caratterizzato da una notevole densità associativa. Per tale motivo l’associazionismo laico torinese è diventato il punto di osservazione privilegiato e il principale oggetto dell’indagine, che ha così mutato le iniziali prospettive dirigendo i propri sforzi verso le realtà associative laiche operanti in città in ambito sociale, assistenziale, sanitario, culturale, educativo e combattentistico lungo un arco cronologico compreso tra il 1848 (promulgazione dello statuto albertino) e il 1925 (avvento del fascismo).

1.3. Metodologia di ricerca

Dopo aver delimitato il campo di studio, su consiglio del tutor e del comitato scientifico che ha seguito la ricerca, alle sole associazioni e aggregazioni laiche di tipo solidaristico, assistenziale, sanitario, educativo e culturale, escludendo quindi categorie associative come le società di mutuo soccorso, politiche e di partito (già oggetto di approfondite ricerche e numerosi repertori), il lavoro ha inteso inizialmente costituire una griglia interpretativa in grado di creare un sistema valutativo in base al quale definire il carattere di laicità di ogni singola associazione e l’influenza religiosa su ognuna di esse. In questo senso, la chiave di lettura e la linea guida sulla quale si è deciso di procedere è stata quella di prendere in considerazione tutti i sodalizi capaci di contrastare l’opera svolta, negli stessi ambiti, dalle associazioni clericali con l’obiettivo di costituire un associazionismo estraneo alle influenze – dirette o indirette – del mondo cattolico, in contrapposizione al quale la maggior parte di esse, soprattutto quelle facenti parte della sfera sociale, fanno risalire la propria nascita.

Come primo passaggio, la ricerca ha affrontato una fase di reperimento, spoglio, esplorazione ed analisi delle principali fonti bibliografiche che hanno trattato la storia del Piemonte, con particolare riferimento all’associazionismo laico dalla promulgazione dello Statuto albertino alla presa di potere del regime fascista. Un’operazione che ha portato alla creazione di una bibliografia ragionata sul tema per ciascuna provincia della regione  e all’individuazione di un primo nucleo di sodalizi (alcuni dei quali, purtroppo, sembrano non aver lasciato ulteriori tracce nella documentazione archivistica successivamente consultata), suddivisi per territorio e raccolti in un prospetto indicante, laddove i dati lo abbiano consentito, la denominazione, l’anno di fondazione, l’ambito di intervento, il numero dei soci e la descrizione delle attività svolte.

Il passo successivo, dopo uno spoglio delle già citate Statistiche del Regno d’Italia, Società di Mutuo Soccorso redatte dal Ministero per l’Agricoltura, Industria e Commercio relative all’arco cronologico cui si riferisce il lavoro, è stato quello di procedere a un’approfondita consultazione della Guida Commerciale e Amministrativa di Torino (curata da G. Marzorati ed edita dalla casa editrice torinese Paravia), meglio nota come Guida Paravia, tra il 1851 (primo anno di pubblicazione) e il 1925. Un passaggio che oltre a consentire una ricognizione a tutto campo dell’associazionismo cittadino, ha permesso anche di individuare i sodalizi di matrice laica riportandone alla luce, in maniera piuttosto dettagliata, gli organigrammi per le annate di riferimento. Inoltre, l’incrocio dei dati presenti nelle Guide Paravia con quelli reperiti sulle fonti bibliografiche consultate, ha consentito di analizzare la fitta mobilità territoriale delle associazioni sul territorio cittadino, evidenziando cambi di sede e di indirizzi. Per ciascuna associazione sono quindi state acquisite informazioni dettagliate e precise comprendenti non soltanto la denominazione di ognuna di esse, ma anche quelle inerenti il loro campo d’intervento, i dati statistici (numero degli associati, utilizzo delle strutture, capitale sociale, ecc.) i quadri dirigenti e altre indicazioni di base indispensabili alla ricostruzione della storia e delle attività di ogni singola società. Dati che, seguendo la suddivisione temporale della ricerca, sono stati inseriti e ordinati in un apposito elenco che costituisce una sorta di database virtuale le cui dimensioni superano le 1.400 cartelle.

Oltre a far emergere il particolare dinamismo del contesto torinese, l’incrocio tra i dati reperiti nelle fonti bibliografiche e nelle Guide Paravia ha consentito di dividere le associazioni considerate in sei grandi macrosettori (assistenziale, combattentistico, culturale, educativo, sportivo e sociale) a loro volta ripartiti in sottogruppi. A ciò si devono aggiungere particolari contesti come quello massonico e dei circoli vari al cui interno trovano spazio quasi esclusivamente realtà rionali e di quartiere. Il risultato finale porta alla rilevazione di un totale di 342 associazioni attive sul territorio cittadino, particolarmente fiorenti nei settori culturale, educativo, assistenziale, sociale e combattentistico, come si nota dal prospetto seguente che individua, nel dettaglio, i settori di analisi e il numero dei sodalizi esistenti per ognuno di essi:

Assistenziale edilizio (9)

Assistenziale – Gioventù (8)

Assistenziale- pauperismo (13)

Assistenziale- sanitario (34)

Circoli – varie (10)

Circoli – varie rionali (23)

Circoli- varie emigrazioni (11)

Combattentistico (57)

Culturale- Letterario – Filologico (7)

Culturale artistico (8)

Culturale Sportivo (3)

Culturale – Storico (3)

Culturale Universitario (3)

Culturale Varie (5)

Educativo Associazionismo Istruzione (9)

Educativo Colonie (6)

Educativo Istruzione (18)

Logge massoniche (38)

Sportivo ricreativo (1)

Sociale Animalista (2)

Sociale Creditizio (19)

Sociale Femminile (6)

Sociale- Pacifista/Relazioni Internazionali (9)

Sociale - professionale/Previdenziale (24)

Sociale-Tanatologia (2)

Sociale – Varie (5)

Sociale-Pacifista / Relazioni Internazionali (1)

Seguendo le linee tracciate dal programma di ricerca, il lavoro si è poi spostato sulle carte d’archivio e sui documenti bibliografici con l’obiettivo di individuare e censire i fondi archivistici e bibliografici relativi alle associazioni prescelte. Un’operazione essenziale sia per ricostruire le vicende di ogni singola realtà aggregativa, sia per rendere più completo e dettagliato il repertorio finale.

Archivi pubblici e privati sono quindi stati esplorati in profondità in modo tale da selezionare, consultare ed elaborare il materiale necessario allo svolgimento della ricerca. Relativamente alla prima tipologia di archivi, l’attenzione si è concentrata principalmente sulla documentazione conservata all’Archivio di Stato di Torino – sezione piazza Castello – e all’Archivio Storico della Città di Torino.

Il primo ente conserva infatti le carte della Pro Cultura Femminile e dell’Istituto Nazionale per le figlie dei Militari. Poiché ancora in fase di ordinamento, il primo dei due fondi menzionati appare ancora piuttosto frammentato. Decisamente più completo è invece il secondo, il cui archivio si compone di due fondi distinti e cioè l’archivio del Regio Ritiro per le Figlie dei Militari e l’archivio dell’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari per il quale sono conservate carte inerenti organi direttivi, registri, amministrazione (bilanci e contabilità), elenco degli oblatori, inventari dei beni di proprietà dell’ente, domande di ammissione delle allieve, organizzazione amministrativa e didattica delle scuole interne all’istituto, fascicoli personali ed elenchi delle alunne e del personale dell’istituto, corrispondenza con il provveditorato e una interessante galleria di immagini.

Il patrimonio conservato all’Archivio Storico della Città di Torino si è rivelato, relativamente alle tematiche inerenti la ricerca, decisamente più cospicuo. Insieme alla Collezione Simeom (esplorata nelle varie serie che vanno dalla miscellanea di opuscoli e carte sciolte alle società, dagli ospedali alle manifestazioni varie, dai congressi alle esposizioni, dalle biblioteche ai disegni) sono state analizzate le carte contenute in altre serie documentarie: Miscellanea Opere Pie e Beneficenza, Collezioni di materie diverse (con particolare riferimento alla Collezione II contenente la voce Beneficenza e assistenza XX secolo), Affari degli uffici comunali (in particolare la voce Istruzione e beneficenza 1850-1859) e gli Archivi Aggregati, all’interno dei quali si trovano gli interi archivi della Scuola pratica di elettrotecnica Alessandro Volta e dell’Istituto agrario Bonafous di Lucento. Nel primo caso il materiale abbraccia un periodo compreso tra il 1903 e il 1991; nel secondo le carte abbracciano un arco di tempo che va dal 1870 ed arriva fino al 1988.

Per quanto concerne gli archivi privati, sono state effettuate delle ricognizioni presso l’archivio della Casa Benefica, che contiene materiale a partire dal 1889, anno di fondazione della struttura, quello della sezione torinese della Croce Verde (le cui carte non sono raccolte con ordine sistematico rendendo così la sua consultazione soltanto parzialmente possibile) e la Fondazione Ariodante Faretti di Torino, che conserva la documentazione relativa alla costituzione e alla storia della Società di Cremazione di Torino.

Unitamente alle fonti archivistiche la ricerca ha considerato anche gli apparati bibliografici relativi ad ogni singola società censita presenti nelle principali biblioteche cittadine, e cioè la Biblioteca Civica, la Biblioteca Nazionale Universitaria, la Biblioteca Reale, la Biblioteca Storica della Provincia, la Biblioteca dell’Accademia delle Scienze, la Biblioteca dell’Archivio Storico della Città di Torino, la Biblioteca della Fondazione Luigi Einaudi, la Biblioteca dell’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, la Biblioteca della Fondazione Piemontese Istituto Gramsci, la Biblioteca della Fondazione Vera Nocentini, la Biblioteca dell’Istituto Piero Gobetti e la Biblioteca della Fondazione Ariodante Fabretti. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di materiale a stampa costituito da documentazione legata ad aspetti pratici e amministrativi dell’attività dell’ente che si traducono, sul piano dei contenuti, in statuti, regolamenti, elenchi, resoconti morali e finanziari, opuscoli celebrativi e descrittivi, la cui consultazione è fondamentale per reperire le informazioni necessarie a tracciare la parabola di ogni singola realtà. Occorre infine segnalare come purtroppo non sia stato possibile accedere al patrimonio bibliografico della Biblioteca del Museo del Risorgimento, chiusa al pubblico poiché soggetta (come lo stabile che ospita il Museo) a lavori di restauro ed ammodernamento che termineranno soltanto nel febbraio 2011.

Il materiale bibliografico reperito nelle biblioteche cittadine è stato integrato con quello presente alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la cui consultazione ha inoltre consentito di acquisire, analizzare ed elaborare ulteriori apparati documentari non presenti sul territorio torinese arricchendo così la mole di materiale sul quale si è fondata la ricerca.

Con la legge del 25 novembre 1869 (successivamente estesa, nel 1880, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma), la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ottiene il diritto di stampa per tutte le opere pubblicate in Italia: da tale data in avanti, ogni casa editrice avrà quindi l’obbligo di inviare a Firenze ogni stampato prodotto in Italia, contribuendo così ad arricchire un patrimonio bibliografico di straordinaria ricchezza che fa della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze un punto di riferimento pressoché obbligato per chi debba compiere studi e ricerche che prevedano l’utilizzo di produzione editoriale e tipografica dell’Italia contemporanea. La documentazione inerente le tematiche della ricerca è conservata presso il catalogo delle Pubblicazioni Minori, definizione corrente ma piuttosto riduttiva vista le mole di documentazione ivi conservata. Il repertorio organizzato in dieci sezioni tematiche contenenti, complessivamente, 1.325 schede è ordinato in maniera piuttosto omogenea seguendo un criterio che unisce all’intestazione (e cioè la denominazione di ogni singolo ente così come riportata sul frontespizio della pubblicazione) altri elementi come il titolo, il luogo e l’anno di stampa, la tipografia e, in ultima istanza, la sigla di collocazione. Nell’ambito di ogni singola sezione le schede sono ordinate per località e, successivamente, per ente. Dal punto di vista contenutistico, la documentazione consultata consta non solo di poche pagine, semplici pieghevoli e atti amministrativi, ma anche di statuti, materiale pubblicitario e propagandistico, cataloghi, regolamenti, relazioni statistiche (alcune di ampiezza considerevole) e amministrative, la cui lettura consente di recuperare importanti tracce lasciate dall’associazionismo laico sul territorio torinese. Dopo una prima fase di spoglio che ha consentito di individuare l’insieme delle pubblicazioni inerenti le società oggetto dell’indagine, si è proceduto alla consultazione del materiale ottenendo risultati decisamente soddisfacenti. Infatti, se a volte le pubblicazioni appaiono semplicemente descrittive ed indicative dell’esistenza delle singole strutture societarie, altre volte esse gettano veri e propri squarci di luce (alcune pubblicazioni sono infatti gli unici esemplari rimasti) che riportano in superficie un patrimonio eloquentemente ricco che, incrociato e comparato con altre tipologie di fonti documentarie, consente di svolgere un’ approfondita indagine storica sulle vicende della maggior parte delle società censite. Occorre inoltre aggiungere come la consultazione del fondo Pubblicazioni Minori abbia svolto un’ulteriore funzione: da un lato quella di integrare la documentazione reperita negli archivi e nelle biblioteche torinesi, dall’altro l’individuazione e il successivo studio di nuove realtà non presenti sulla Guida Commerciale e Amministrativa di Torino, punto di riferimento principale del censimento.

Sul versante bibliografico si è inoltre proceduto ad individuare e, successivamente, a inserire nel repertorio finale una vasta gamma di materiale di interesse conservato in altre biblioteche italiane tra le quali vanno citate la Biblioteca Braidense e quella della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e quella dell’Archivio centrale dello Stato di Roma, Biblioteca delle Collezioni d'Arte e Documentazione Storica della Cassa di Risparmio in Bologna , la Biblioteca Universitaria di Pavia e la Biblioteca Comunale Labronica Francesco Domenico Guerrazzi di Livorno.

 

Pagliani

 

1.4. Elaborato finale

La mancanza a livello nazionale di un repertorio in grado di raccogliere le diverse realtà dell’associazionismo laico torinese ha indirizzato in tal senso i principali sforzi della ricerca. Al termine del lavoro si è quindi arrivati alla realizzazione di un repertorio, novità assoluta in campo nazionale, al cui interno trovano spazio sia sodalizi ampiamente conosciuti e consolidati, sia elementi di novità che le fonti di prima mano sulle quali si è basata la ricerca hanno portato per la prima volta alla luce. La vasta gamma del materiale consultato è stata dunque raccolta e organizzata sistematicamente seguendo un criterio mutuato dalle short description, che consta in una serie di elementi quali la denominazione del sodalizio (seguendone le eventuali variazioni della denominazione sociale), la data di fondazione, l’ubicazione sul territorio cittadino, la descrizione dell’attività svolta e l’intero organigramma comprensivo dei quadri dirigenti (presidente, vicepresidente, segretario, tesoriere), dei membri e degli organi collegati. A tal proposito è necessario inserire una notazione metodologica evidenziando come lo spoglio delle Guide Paravia abbia portato all’individuazione e all’acquisizione della totalità degli organigrammi delle società censite: una cospicua mole di nominativi che, se inseriti in ogni singola scheda, avrebbero reso poco fruibile la lettura e la consultazione del repertorio. E’ stato dunque necessario introdurre un parametro contenitivo in base al quale si è deciso di riportare per intero soltanto i nominativi relativi alle cariche principali (presidente, vicepresidente, segretario, tesoriere) indicando nel contempo anche gli anni per i quali essi ricoprono gli incarichi menzionati. Gli altri dirigenti delle associazioni sono invece stati accorpati in un’unica voce, indipendentemente dalla scansione temporale che li ha visti protagonisti attivi nella vita della società. Con l’obiettivo di rendere più completo il repertorio, le voci relative ad ogni associazione sono state arricchite con l’inserimento di precise notazioni riguardanti le carte archivistiche (indicazione della tipologia del documento, archivio di provenienza e collocazione) e le fonti bibliografiche indicando, insieme al titolo dell’opera, anche la biblioteca in cui essa è conservata.

A corredo di tale apparato è stata infine redatta una scheda descrittiva di ogni singola associazione realizzata attraverso l’utilizzo incrociato delle fonti archivistiche e bibliografiche individuate consultate nel corso del lavoro.
Emerge dunque un quadro complessivo che permette di affermare come sia stato possibile ricostruire le vicende di gran parte dei sodalizi considerati, mentre per un numero minore di essi le informazioni si sono rivelate piuttosto frammentarie consentendo di tracciare un quadro della loro attività che seppur fragile dal punto di vista descrittivo, contiene comunque le principali coordinate necessarie alla loro identificazione.

 

Cover Volume 2

 

 

Rapporto di ricerca seconda fase Province di Alessandria, Asti, Biella, Novara, Verbania e Vercelli

 

 1.1. Premessa

Dopo un periodo di sostanziale ristagno, la storiografia italiana sembra aver riscoperto un nuovo interesse per lo studio dell’associazionismo volontario di matrice mutualistica, concentrandosi non soltanto sugli aspetti ritenuti propedeutici e preliminari “alle più mature forme di organizzazione del movimento operaio”, ma anche sul ruolo da esso assunto nei processi di articolazione della società civile, consentendo così la realizzazione di una serie di ricerche in grado di far emergere un vero e proprio modello italiano di formazione, evoluzione e morfologia della vita associata, dai tratti sempre più nitidi. Studi che, mossi da nuovo impulso, hanno portato a considerare il mutualismo come un decisivo fattore d’intervento non solo sul terreno della vita sociale, ma anche su quello dello sviluppo e della formazione delle culture della solidarietà e della rappresentanza che da esso traevano linfa. All’infuori delle differenti strategie politiche e organizzative che le guidano, all’interno delle singole realtà associative si ritrovano elementi comuni quali la reciprocità, il sostegno rispetto al bisogno, la mutualità assistenziale, l’aspirazione di una visibilità sociale, l’istruzione popolare e la volontà di creare forme previdenziali capaci di contrastare i rischi della vita contrapponendosi a una visione caritatevole e filantropica, fino ad allora monopolizzante la scena. Un vero e proprio universo organizzato, in grado di far emergere un quadro di fondo dai contorni variegati, al cui interno convogliano le “fondamentali risposte ai bisogni di vita, lavoro e identità presenti nel tessuto della società civile italiana”. Una realtà, quella italiana, all’interno della quale il movimento associativo fatica a trovare spazio. Infatti fino al 1848, anno che segna in seguito all’ondata rivoluzionaria la concessione di costituzioni liberali in tutti gli stati in cui si trovava divisa l’Italia preunitaria, l’associazionismo era ostacolato dalle generali norme limitanti la libertà di associazione. Un’ affermazione che sembra trovare più di una corrispondenza nei dati relativi ai sodalizi presenti sul territorio nazionale alla data del 1850, il cui numero ammonta ad appena 824 unità. Un decisivo momento di sviluppo si ebbe tra il 1848 – e cioè subito dopo l’emanazione dello Statuto Albertino - e il 1859 nei territori costituenti il Regno di Sardegna (Piemonte, Liguria, Sardegna), unico stato italiano a mantenere una costituzione liberale, al cui interno, nell’arco di poco più di un decennio, i sodalizi crebbero da 16 a 132. Il raggiungimento dell’Unità d’Italia, segnò invece una svolta sul piano nazionale che vede l’associazionismo recitare un ruolo di primo piano per le classi dirigenti liberali sia come strumento in grado di assicurare una loro presenza nel campo delle politiche sociali, in assenza di interventi di retti dello Stato, sia come affermazione di un principio laico di regolazione del “delicato terreno dell’assistenza e della previdenza”, fino ad allora ad appannaggio pressoché totale delle corporazioni e delle istituzioni di matrice cattolica legate alla chiesa. Se prima dell’Unità d’Italia era il Piemonte a detenere la palma di regione con la maggiore densità associativa della penisola, subito dopo l’unificazione, che sanciva l’estensione dei principi liberali all’intero territorio del Regno, la situazione andò incontro a un notevole riequilibrio, che vide le regioni del nord allinearsi al Piemonte e quelle del sud conoscere uno sviluppo considerevole, soprattutto se paragonato all’assenza quasi totale registrata negli anni precedenti, continuando però a mantenere un evidente squilibrio con i livelli associativi delle aree settentrionali. Nel 1862, alla prima statistica ministeriale, le associazioni censite sul territorio nazionale ammontavano a 443, con un totale di 111.608 soci. Di esse soltanto 15% era nato prima del 1848, il 38% vide la luce tra il 1848 e il 1860 (il 70% in Piemonte) e il 47% nel biennio successivo all’unificazione e alla realizzazione del censimento. Da questo momento in poi, come dimostrano i dati periodicamente raccolti dal ministero dell’Agricoltura e del Commercio, l’associazionismo italiano continua a crescere a ritmi sostenuti fino all’alba del nuovo secolo. 1.447 sodalizi nel 1873, 4.896 nel 1885 e 6.725 nel 1894, 1.330 delle quali hanno sede in Piemonte, regione che continua a detenere il primato per numero di associazioni e iscritti.

Nel quadro complessivo dell’associazionismo nazionale, quello piemontese ricopre dunque un ruolo di assoluto primo piano non solo in relazione al suo carattere di “precocità, persistenza e diffusione”, ma anche per la molteplicità delle attività svolte. Oltre a quelle appena evidenziate, un’altra peculiarità dell’associazionismo piemontese è costituita dalla sua persistenza, che con lo scoccare del nuovo secolo, si traduce nella nascita di una stagione all’interno della quale le nuove forme associative (di matrice operaia, ma non solo) si affiancano a quelle già esistenti, che nel primo ventennio del secolo attraversarono una fase di consolidamento, contribuendo così a una vera e propria “filiazione delle diverse forme associative”.

Relativamente alla diffusione sul territorio, non sembra errato affermare come ci si trovi di fronte a una presenza capillare che si salda intorno a un quadro caratterizzato da notevole dinamicità, che non riguarda soltanto il contesto torinese, ma abbraccia l’intera sfera regionale, al cui interno nascono e si diffondono numerose realtà associative che, impegnate in disparati ambiti di intervento, si pongono in stretti rapporti con il tessuto locale, diventando una presenza costante attraverso la quale ricostruire i meccanismi che regolano non solo il contesto storico, ma anche le culture e le dinamiche sociali di ogni singola comunità. Proprio come nel capoluogo, anche nel resto della regione si assiste a un’impetuosa impennata del movimento associativo che pur snodandosi in vari settori (educativo, assistenziale, sociale e culturale) appare particolarmente fiorente in quello mutualistico di matrice operaia come dimostrano le numerose Associazioni Generali degli Operai disseminate non solo nei capoluoghi, ma anche nei principali centri delle diverse province piemontesi, alcuni dei quali, in relazione alla loro funzione di responsabilità locale e alla loro capacità di attrazione economica e sociale per i territori delle campagne circostanti, sono stati oggetto della ricerca.

Analizzando nello specifico le singole categorie, si nota come siano molti i sodalizi impegnati a districarsi nel mare magnum dell’assistenza e della beneficenza, indirizzando la propria azione non solo verso la concessione di sussidi in denaro ai soci colpiti da infortunio e malattia (Società generale alessandrina di mutuo soccorso tra artisti e operai), ma anche al loro collocamento lavorativo (Associazione degli operai di Novara) fino ad arrivare all’assistenza alle vedove e agli orfani degli iscritti defunti (Comitato operaio vercellese), ai quali alcuni sodalizi organizzano il funerale occupandosi delle spese e presenziando alla cerimonia con i propri simboli (Società di mutuo soccorso tra militari in congedo “Patria e fratellanza”di Vercelli). Altri ambiti di intervento riguardano la vendita, a prezzi ridotti, di calzature e capi di abbigliamento (Società anonima cooperativa di consumo di Asti), prodotti alimentari (Società alimentaria di Vercelli) e combustibili (Unione cooperativa biellese), la distribuzione di pasti caldi ai cittadini appartenenti alle fasce di popolazione più indigenti (Cucine popolari di Alessandria, Cucine economiche di Casale Monferrato, Cucine popolari o economiche di Novara), il ricovero temporaneo e gratuito dei senzatetto (Asilo notturno o dormitorio pubblico d Asti), la concessione di sussidi e contributi per baliatico e maternità (Società tra artiere e operaie di Biella, Società operaia femminile di Novara), il recupero e il reinserimento sociale dei carcerati (Società di patronato pei liberati dal carcere in Valsesia) fino ad arrivare all’educazione, all’istruzione (Civico Istituto Bellini di Arti e Mestieri di Novara, Asilo Infantile Tommaso Mora e Umberto I di Vercelli) e al ricovero dei giovani appartenenti alle classe sociali meno abbienti in colonie marine e montane con l’obiettivo di provvedere al miglioramento della loro salute (Ospizi marini per i poveri fanciulli scrofolosi della Città e del circondario di Biella, Colonia Alpina vercellese).

Molto attiva si presenta anche la sfera culturale, che annovera tra le proprie fila sodalizi impegnati nel campo della conservazione del patrimonio artistico, della diffusione e della promozione dell’arte (Società per la conservazione delle opere d’arte e dei monumenti in Valsesia), in quello letterario, filologico (Circolo Filologico di Asti, Circolo Filologico Biellese, Circolo Filologico di Novara) e della conservazione del patrimonio linguistico italiano (Comitato Biellese della Società Nazionale Dante Alighieri). Nel settore culturale operano inoltre sodalizi dediti a pratiche sportive (Società Escursionisti Savoia di Novara), ricreative (Casino al commercio di Alessandria, Circolo ricreativo di Vercelli) e all’organizzazione di dibattiti politici (Associazione democratica astigiana).

Insieme al ramo creditizio (Banca del popolo di Asti, Banca cooperativa operaia vercellese), la sfera sociale conta al proprio interno sodalizi impegnati in diversi ambiti di intervento. In campo sanitario e curativo sono presenti associazioni che da un lato forniscono ricoveri ospedalieri, cure, medicazioni e prestazioni mediche a titolo gratuito (come nel caso, ad esempio, dell’ Ospedaletto Infantile di Vercelli orientato, come si intuisce dalla denominazione verso la cura dei bambini di modeste condizioni economiche) e dall’altro assicurano, sempre a titolo gratuito, una pluralità di servizi, come ad esempio il soccorso immediato in caso di infortuni, malori e incidenti (Croce Verde Astigiana e Croce Verde di Alessandria). Altri settori di attività sono quello professionale nel quale, oltre alle Camere del Lavoro disseminate nei principali centri della regione, spiccano gli apparati associativi impegnati a garantire e promuovere azioni legislative in materia di sicurezza sul lavoro (Cassa Vercellese Infortuni Agricoli sul Lavoro, Sindacato Vercellese Infortuni degli operai sul lavoro, Consolato operaio di Vercelli), tanatologico (Società per la cremazione di Novara, Società per la cremazione di Alessandria), pacifista (Società per l’arbitrato internazionale e per la pace di Asti) e femminile (Società Operaia Femminile di Novara, Sezione femminile della Società di Mutuo Soccorso degli Artisti e Operai di Casale Monferrato, Sezione femminile dell’ Associazione Generale Operaia l’Unione di Asti, Società operaia femminile di mutuo soccorso di Cossila). Un associazionismo, quest’ultimo, attivo non solo attraverso la corresponsione di sussidi nell’assistenza alle iscritte, ma anche nel loro miglioramento morale e culturale esplicitato attraverso l’organizzazione di scuole serali e la creazione di biblioteche e sale di lettura. Un ultimo comparto che merita di essere analizzato riguarda quello inerente l’associazionismo combattentistico che, elemento comune al caso torinese, appare ampiamente rappresentato anche nel resto del territorio regionale all’interno del quale sono presenti la totalità delle categorie che lo rappresentano e cioè società di militari in genere (Società di Mutuo Soccorso tra militari in congedo di Novara e Società di mutuo soccorso tra militari in congedo “Patria e fratellanza”di Vercelli), società di particolari corpi d’arma (Società di Mutuo Soccorso fra Ex Militari dell’Arma dei Reali Carabinieri di Asti , Società generale tra gli ex bersaglieri in congedo di Biella) e società di reduci da particolari eventi bellici (Società reduci dalle Patrie Battaglie di Novara, Associazione generale vercellese dei reduci dalla patrie battaglie, Comizio Intrese dei Veterani della guerra 1848-1849).

Infine, un’ultima ma significativa riflessione. Se l’analisi del caso torinese ha consentito di verificare come l’universo associativo sabaudo – nello specifico quello di matrice laica - abbia avuto in personalità vicine ad ambienti liberali, democratici, positivisti, libero- pensatori, massonici e anticlericali uno dei principali veicoli di formazione e di crescita, tanto da poter individuare un vero e proprio nucleo portante di individui gravitanti in molte delle associazioni attive in città, la stessa cosa non può dirsi per quello relativo al resto della regione, per il quale non sembra poter essere applicato lo stesso paradigma. Un’affermazione che trova la sua principale motivazione – semplice, ma alquanto efficace – nella cronica indisponibilità degli organigrammi societari, la cui mancanza nei documenti consultati non solo non ha consentito alcun metro comparativo tra il centro e la periferia, ma ha anche reso piuttosto difficoltoso stabilire la matrice laica dei sodalizi analizzati che, salvo casi conclamati, prontamente scartati, potrebbero non essere pienamente rappresentativi dell’intero universo dell’associazionismo laico attivo nei territori delle province di Alessandria, Asti, Biella, Novara, Verbania e Vercelli, sui quali si è concentrata la ricerca. E’ però opportuno evidenziare come, nell’ottica di un piano di continuità con il contesto torinese, all’interno di questo lavoro trovino anche spazio le realtà associative delle principali minoranze religiose operanti nelle aree oggetto d’indagine,vale a dire quelle facenti capo alle comunità israelitiche di Alessandria, Asti e Vercelli, particolarmente fiorenti e fortemente radicate sul territorio.

 

1.2. Finalità della ricerca

 

Rappresentando una sorta di proseguimento ideale del lavoro realizzato lo scorso anno e relativo al contesto torinese, la ricerca ha inteso concentrare la propria attenzione sull’associazionismo operante nelle province di Alessandria, Asti, Biella, Novara, Verbania e Vercelli, con particolare attenzione a quello di matrice laica, in un arco di tempo compreso tra il 1848 e il 1925. Un cammino intrapreso con l’obiettivo di giungere - proprio come avvenuto nel caso torinese – alla creazione di un repertorio in grado di convogliare al proprio interno una quantificazione – la più precisa possibile – della documentazione archivistica, bibliografica e documentaria relativa ai sodalizi attivi nei territori in oggetto lungo l’asse cronologico indicato, in grado di fornire indicazioni operative a coloro (studiosi o semplici lettori) che intendono avviare percorsi di ricerca su tali tematiche. A costituire il punto di osservazione privilegiato sono state le associazioni e le aggregazioni impegnate in ambito assistenziale, sociale, sanitario, educativo, culturale, ricreativo e formativo, la cui azione fosse in grado di contrastare quella portata avanti nelle stesse sfere d’intervento dall’associazionismo clericale. Come precedentemente accennato, la frammentarietà della documentazione non ha però permesso – salvo che in casi piuttosto sporadici – di riuscire, come invece avvenuto per il territorio torinese, a realizzare una ricostruzione degli organigrammi societari, lente d’ingrandimento e strumento necessario per determinare, attraverso l’analisi nominativa dei membri, il carattere di laicità di ciascun sodalizio. Ciononostante il lavoro restituisce una fotografia piuttosto precisa dell’associazionismo attivo nei territori in questione, i cui risultati convergono in un elaborato finale dalle dimensione piuttosto cospicue, che riflette, mettendone in luce le peculiarità, gli ampi strati caratterizzanti i diversi settori dell’associazionismo attivi sul territorio piemontese. Una fotografia nella quale non trovano spazio – su precisa indicazione del Comitato scientifico - le realtà associative appartenenti alla sfera del mutuo aiuto professionale e dei partiti politici, già oggetto di analisi approfondite e consolidate.

 

1.3. Metodologia di ricerca

 

Dopo una prima fase preparatoria relativa al reperimento, allo spoglio e all’analisi di fonti bibliografiche sulla storia del Piemonte, con particolare riferimento all’associazionismo attivo nei territori oggetto della ricerca (Allegato 1), il lavoro si è successivamente concentrato sull’individuazione e sulla raccolta di materiale inerente le associazioni individuate. Un percorso che fin dalle prime battute, si è trovato di fronte ad alcune difficoltà, dovute non soltanto all’estensione territoriale delle aree considerate, ma anche alla dispersione e alla frammentarietà di apparati documentari e bibliografici caratterizzati da un peso specifico minore rispetto a quelli inerenti l’area torinese, che hanno disegnato uno scenario frastagliato e complesso rendendo la fase esplorativa alquanto elaborata con una conseguente dilatazione delle tempistiche realizzative. Un’operazione resa ancora più complessa dalla mancanza di strumenti di lavoro in grado di raccogliere al proprio interno la totalità delle informazioni inerenti le diverse realtà associative operanti nei territori considerati. Infatti, se l’analisi del contesto torinese aveva potuto contare sul fondamentale supporto della Guida Commerciale e Amministrativa di Torino (comunemente nota come Guida Paravia) oggetto di un’ indagine approfondita e sistematica, la stessa cosa non può dirsi per gli altri capoluoghi della regione, per i quali non esiste una simile pubblicazione. Una mancanza alla quale si è cercato di ovviare ricorrendo da una parte a pubblicazioni, periodici, saggi e monografie a carattere locale, e dall’altra ai dati contenuti nei censimenti realizzati dal Ministero dell’Industria dell’Agricoltura e del Commercio durante l’arco cronologico di interesse della ricerca, rivelatisi preziosi non solo in sede di selezione e censimento ma anche nell’ambito del reperimento di informazioni e notizie riguardanti le attività delle singole società. Ne emerge un quadro d’insieme certamente più disomogeneo rispetto a quello torinese, ma al contempo altrettanto ricco di informazioni e contenuti come dimostra la totalità delle realtà associative esaminate dalla ricerca, suddivise come segue:

 

  • Alessandria: 37
  • Asti: 35
  • Biella: 25
  • Novara: 46
  • Verbania: 11
  • Vercelli: 45

 

Numeri che evidenziano la presenza di una fitta rete associativa nel territorio novarese, che fino ai primi anni del Novecento rappresenta dopo quelle di Torino e Milano, “la terza provincia in campo nazionale per numero di sodalizi censiti”, in quello vercellese e biellese, al cui interno le associazioni mutualistiche rivestirono un ruolo di primo piano negli avvenimenti politici e sociali che coinvolsero le realtà locali e nella provincia di Alessandria (comprendente all’epoca anche il comparto astigiano), caratterizzata, soprattutto nel capoluogo, dalla presenza di società che videro sviluppare la propria azione con ritmi e tempi decisamente precedenti rispetto al resto del territorio regionale. Un’ affermazione che sembra trovare più di una corrispondenza nei dati relativi al 1864, quando nel territorio alessandrino erano attivi ben 34 sodalizi che organizzavano 6.672 soci, e al 1897, anno in cui “in tutta la provincia, funzionavano 300 sodalizi con più di 32.000 soci”.

L’utilizzo incrociato delle fonti di carattere generale con i dati contenuti nelle pubblicazioni locali, ha permesso la redazione di schede descrittive in grado di ripercorrere le vicende storiche dei sodalizi e il loro ruolo rivestito nella società locale. Schede contenenti informazioni di carattere generale unitamente a dati statistici, numero di associati, campi d’intervento, mutamento di denominazione e, laddove possibile, segnalazione degli indirizzi e di eventuale mobilità sul territorio. Come precedentemente accennato, le fonti consultate non contenevano al proprio interno gli elementi necessari a ricostruire gli organigrammi societari che, salvo in casi sporadici e per intervalli di tempo piuttosto limitati, risultano quindi quasi completamente mancanti. Occorre inoltre specificare come nel caso astigiano la carenza di una documentazione bibliografica adeguata abbia reso necessario, al fine di riuscire a realizzare schede precise e dettagliate, scavare nelle carte d’archivio che hanno quindi assunto una duplice valenza: quella di materiale destinato a confluire e a essere indicato nel repertorio finale e quella di vera e propria fonte da studiare e analizzare.

Ogni singola scheda, per una visione della quale si rimanda a titolo esemplificativo, all’Allegato 2, è stata e inserita in un prospetto riassuntivo ordinato seguendo una suddivisione provinciale e settoriale (Allegato 3).

Per mantenere un grado di uniformità con quanto realizzato relativamente al contesto torinese, le associazioni analizzate sono state a loro volta divise in sei grandi macrosettori (assistenziale, combattentistico, culturale, educativo, sportivo e sociale) a loro volta ripartiti in sottogruppi, e inseriti in un elenco generale, per la consultazione del quale si rimanda all’Allegato 4. A ciò si devono aggiungere particolari contesti come quello, già precedentemente menzionato delle comunità israelitiche e quello delle logge massoniche, che dimostrano una fiorente attività nei territori considerati, come dimostrano le 35 realtà liberomuratorie censite, 14 delle quali operano nell’area alessandrina, 6 in quella astigiana, 6 nel novarese, 3 nel vercellese, 3 nel biellese e 3 nel verbano.

Il risultato finale evidenzia porta alla rilevazione di un totale di 199 sodalizi, particolarmente fiorenti nei settori culturale, educativo, assistenziale, sociale e combattentistico, come si nota dal prospetto seguente che individua, nel dettaglio, i settori di analisi e il numero dei sodalizi esistenti per ognuno di essi:

Assistenziale edilizio (2)

Assistenziale- pauperismo (18)

Assistenziale- sanitario (7)

Combattentistico (31)

Culturale- letterario – filologico (6)

Culturale artistico (3)

Culturale sportivo (2)

Culturale – ricreativo (7)

Culturale – teatrale (1)

Culturale - politico (1)

Culturale- varie (1)

Educativo - colonie (3)

Educativo - istruzione (4)

Logge massoniche (35)

Sociale Creditizio (3)

Sociale- pacifista/relazioni internazionali (2)

Sociale - professionale/Previdenziale (63)

Sociale – cooperativo (6)

Sociale - tanatologia (2)

Minoranze religiose (5)

Al fine di rendere più organico e completo il repertorio finale e di perseguire le linee guida indicate dal Comitato scientifico, il programma di ricerca ha successivamente volto il proprio sguardo verso il comparto archivistico, la cui consultazione ha rivelato l’esistenza di tratti comuni sia nella tipologia di materiale conservato, sia nella notevole frammentazione documentaria che sembra caratterizzare gran parte dei fondi archivistici consultati per i quali, laddove possibile, è stata tracciata una descrizione della struttura e dei contenuti caratterizzanti le singole unità archivistiche.

La ricerca ha esplorato in profondità un ingente patrimonio di fonti archivistiche, conservate presso gli archivi comunali e di Stato dei capoluoghi di provincia del territorio in oggetto. Relativamente alla prima tipologia di archivi, l’attenzione si è concentrata principalmente sulle carte dell’Archivio Storico Comunale di Asti, che nella sezione denominata Archivio generale amministrativo contengono materiale inerente ad alcuni tra i principali sodalizi cittadini.

Il quadro degli archivi di stato si presenta decisamente più fitto, dal momento che sono state consultate le sezioni di Novara, Vercelli (comprensiva della sezione distaccata di Varallo Sesia), Alessandria, Asti, Biella, e Verbania. Se un’indagine condotta sugli inventari delle ultime tre strutture non ha rivelato la presenza di materiale inerente alla ricerca, decisamente differente è il discorso relativo agli Archivi di Stato di Novara e Vercelli. Nei faldoni dell’Archivio di Stato di Novara è conservata l’intera documentazione inerente l’Istituto Bellini di Arti e Mestieri e la Società di Mutuo Soccorso L’Esercito, mentre quelli dell’Archivio di Stato di Vercelli, oltre agli archivi degli Asili infantili Tommaso Mora e Umberto I e dell’Associazione generale dei lavoratori, conservano nella sezione tematica denominata Atti di Società, una molteplice gamma di documentazione relativa ad altre realtà associative cittadine. L’Archivio di Stato di Vercelli possiede una propria sezione distaccata a Varallo Sesia, all’interno della quale trovano spazio le carte dei sodalizi attivi in campo culturale, assistenziale e professionale – previdenziale. L’ultimo tra gli archivi di Stato consultati è stato quello di Alessandria, al cui interno è depositata l’intera documentazione inerente la Camera del Lavoro cittadina, che abbraccia un arco di tempo compreso tra il 1945 e il 1978. Il materiale relativo alle Camere del Lavoro di Biella, Novara e Vercelli, i cui repertori sono stati consultati, si trova, rispettivamente, presso il Centro di documentazione sindacale e biblioteca della Camera del Lavoro di Biella, l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel Novarese e nel Verbano Cusio Ossola “Piero Fornara” e la sede vercellese della Cgil. Infine occorre menzionare tra gli archivi consultati quelli delle Società di Cremazione di Novara e Alessandria, conservati presso la Fondazione Ariodante Fabretti di Torino.

Unitamente alle fonti archivistiche sono stati analizzati anche gli apparati bibliografici relativi ad ogni singola società censita presenti nelle principali biblioteche della regione tra le quali, solo per citarne alcune, occorre menzionare la Biblioteca Concsroziale Astense, la Biblioteca Civica di Alessandria Francesca Calvo, la Biblioteca Civica Giovanni Canna di Casale Monferrato, la Biblioteca Civica di Biella, la Biblioteca Civica Negroni di Novara, la Biblioteca Civica, la Biblioteca Reale e la Biblioteca Nazionale di Torino, la Biblioteca Storica della Provincia di Torino, che sono state consultate unitamente ad altre strutture tra le quali occorre menzionare la Biblioteca della Fondazione Luigi Einaudi, della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci, della Fondazione Vera Nocentini, della Fondazione Ariodante Fabretti e dell’Istoreto a Torino e degli Istituti storici della resistenza e della società contemporanea per le province di Biella e Vercelli (Isrbivc).

Avvalendosi della stessa metodologia utilizzata per il contesto torinese, la ricerca ha inteso integrare il materiale bibliografico reperito nelle biblioteche regionali con quello presente alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la cui consultazione ha inoltre consentito di acquisire, analizzare ed elaborare ulteriori apparati documentari arricchendo così la mole di materiale sul quale si è fondata la ricerca. Nello specifico, l’attenzione si è concentrata sul fondo Pubblicazioni minori contenente pubblicazioni non convenzionali stampate spesso in forma di opuscolo e prodotte in occasioni di particolari eventi nell’ambito di attività associative.

Il catalogo contiene complessivamente di 1.325 schede, ordinate secondo un criterio che unisce elementi identificativi quali la denominazione di ogni singolo ente, l’ anno di pubblicazione, il luogo di stampe e la tipografia, costituite da materiale composito e variegato che va dai pieghevoli agli atti amministrativi, dagli statuti al materiale informativo e pubblicitario, fino ad arrivare a documenti di carattere normativo. Il materiale, la cui lettura consente di reperire informazioni essenziali per ripercorrere le tappe salienti della storia dei sodalizi, si presenta diviso in dodidici sezioni tematiche: mutualità e previdenza; cooperazione (credito, consumo, produzione e lavoro); credito e assicurazioni (esclusa la cooperazione), industria, commercio e servizi; agricoltura e allevamento; assetto del territorio; beneficenza e opere pie; sanità; movimenti e partiti (compreso il Partito Nazionale Fascista e sezioni derivate), organismi ideologici e associazioni d’arma; scuole, organismi culturali, artistici, ricreativi e sportivi.

A una prima fase di spoglio, necessaria per individuare l’insieme delle pubblicazioni relative alle società oggetto della ricerca (Allegato 5), è seguita la consultazione del materiale, che in molti casi ha restituito un patrimonio documentario piuttosto consistente dal quale attingere per svolgere un’accurata indagine storica sulle vicende dei sodalizi censiti. La consultazione del fondo Pubblicazioni Minori ha inoltre avuto un ruolo cruciale sia nell’integrazione della documentazione reperita in archivi e biblioteche piemontesi, sia nell’individuazione, con il successivo studio, di nuove realtà precedentemente non reperite.

1.4. Elaborato finale

Se la sostanziale mancanza di un repertorio capace di raccogliere al proprio interno l’insieme delle realtà associative operanti nell’area di Torino e della sua provincia ha orientato gli sforzi della passata ricerca verso una sua realizzazione, allo stesso modo, l’assenza di un simile strumento capace di abbracciare l’intera scala regionale, ha fatto si che anche questo lavoro si ponesse come obiettivo principale la compilazione di un inventario in grado di dare voce all’intero panorama associativo – ad esclusione di quello cattolico, mutualistico di mestiere e politico – attivo nelle province oggetto dell’indagine.

Il nuovo apparato presenta una struttura mutuata dal precedente modello torinese, e appare quindi organizzato in maniera sistematica secondo un criterio che riporta la denominazione del sodalizio (seguendone le eventuali variazioni della denominazione sociale), la data di fondazione, l’ubicazione sul territorio, la descrizione dell’attività svolta e, nei pochi casi possibili, alcune informazioni sull’organigramma, quasi sempre riguardanti i soli quadri dirigenti (presidente, vicepresidente, segretario, tesoriere), senza alcuni riferimento ai membri del sodalizio e agli organi collegati.

Al fine di rendere più preciso e completo il repertorio, le voci riguardanti le singoli associazioni sono state implementate con l’inserimento di informazioni archivistiche (indicazione della tipologia del documento, archivio di provenienza e collocazione) e bibliografiche ( titolo dell’opera e biblioteca in cui essa è conservata) inerenti il sodalizio in oggetto. A corredo di tale apparato, come precedentemente accennato, è stata realizzata una scheda descrittiva compilata attraverso l’utilizzo incrociato delle diverse tipologie di fonti reperite nel corso della ricerca, per la visione dei quali si rimanda nuovamente all’Allegato 2.

Emerge dunque un quadro complessivo che permette di affermare come sia stato possibile ricostruire le vicende di gran parte dei sodalizi considerati, mentre per un numero minore di essi le informazioni si sono rivelate piuttosto frammentarie consentendo di tracciare un quadro della loro attività che seppur fragile dal punto di vista descrittivo, contiene comunque le principali coordinate necessarie alla loro identificazione. L’intero repertorio, confluito nell’Allegato 6 che rappresenta quindi l’elaborato finale della ricerca, è attualmente conservato in forma cartacea presso il Centro di documentazione, ricerca e studi sulla cultura laica Piero Calamandrei, presso il quale è possibile la sua consultazione.