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Progetto per la costituzione di un archivio "centralizzato"
e un Centro di Ricerca sull'Associazionismo Laico in Piemonte

 

PREMESSA METODOLOGICA

Il grande interesse per il tema della sociabilità che si è sviluppato negli ultimi anni anche fra gli storici italiani ha investito finora solo marginalmente gli studi sull’associazionismo laico piemontese dall’Unità d’Italia all’avvento del fascismo. Per questa ragione esiste ancora un ampio spazio per ricerche che utilizzino gli approcci e le metodologie tipiche degli studi sulla sociabilità delle dinamiche sia interne (composizione sociale degli affiliati, organi dirigenti, distribuzione geografica delle associazioni e dinamiche relative alle forme di partecipazione alla vita interna, alleanze, fratture, network relazionali fra iscritti e gruppi sociali e politici, simbologie e ritualità intese nella loro valenza civile); sia esterne (campi e modalità d’intervento, sostegno economico e politico, risultati raggiunti).
Il Piemonte rappresenta dal punto di vista dell’associazionismo laico una regione privilegiata.
L’introduzione nel 1848 dello Statuto Albertino che, all’art. 32, recitava: «È riconosciuto il diritto di adunarsi pacificamente e senz’armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica» ha fatto sì che in Piemonte il fenomeno dell’associazionismo socio-assistenziale e culturale, su cui verte la ricerca in corso, potesse sorgere in netto anticipo rispetto al resto dell’Italia. Ma è sicuramente dopo l’Unità che questo tipo di associazionismo – che si sviluppò al di fuori del mondo cattolico e che in buona misura si oppose, a vari livelli, all’ingerenza delle gerarchie cattoliche nella vita sociale, educativa e culturale – registrò un’impennata, e da elitario divenne progressivamente di massa. In particolare negli anni ottanta e novanta dell’Ottocento, grazie all’impegno di elementi della piccola e media borghesia illuminata, si registrò lo sviluppo e la diffusione in direzioni e modalità diverse di quello che viene definito lo  ‘spirito di associazione’.
Rispetto al periodo pre-unitario l’elemento nuovo fu il carattere volontario e personale dell’adesione alle nuove associazioni. In questa fase il protagonismo venne dal basso, dalla società civile, e lo Stato non fu presente in questo processo. Mantenne il suo ruolo di controllo e in alcuni casi cercò di frenare l’estendersi di una parte di questo associazionismo, ma non esercitò più il ruolo di organizzatore. Lo sviluppo di questo tipo di associazionismo fu in parte facilitato dal fatto che la legislazione, a differenza della Francia e della Germania, non prevedeva un’autorizzazione preventiva.
Tra la fine degli anni settanta e l’inizio del Novecento la nascita di associazioni laiche è tumultuosa.
Gli ambiti d’intervento sono i più vari. Spesso si fondarono società, associazioni, circoli che prepararono e stamparono statuti, materiale d’informazione, dando notizia della loro esistenza; poi, nel giro di pochi mesi, tali consessi cessarono l’attività per mancanza di soci o per la morosità e la scarsa partecipazione degli aderenti o, ancora, per intervento delle autorità. Altri invece si radicano sul territorio, crebbero, diventarono forti e svolsero, e in alcuni casi svolgono tuttora, un ruolo importante nella vita sociale della regione. Altri, infine, evolsero, videro mutare i loro ‘tutori’ politici e in alcuni casi operarono in modo nettamente differente rispetto agli scopi iniziali.
Questo fervore associazionistico della società civile si inserì all’interno di un campo di forze in cui esisteva una molteplicità di tensioni provenienti dal basso della società civile.
Innumerevoli furono le aggregazioni sociali di carattere laico e solidaristico, anche di nuova concezione, che videro la luce nel periodo liberale a Torino. A solo titolo d’esempio, in campo assistenziale esse furono: Cucine popolari e Bagni popolari; Casa Benefica per i giovani derelitti; Istituto contro l’accattonaggio «Pane quotidiano»; Società per gli asili notturni; Società torinese per abitazioni popolari; Ospedale infantile «Regina Margherita»; Croce Verde; in ambito culturale, invece: Museo nazionale del Risorgimento; Società Dante Alighieri; Corda Fratres; in campo educativo: Istituto nazionale per le figlie dei militari; Colonia agricola Bonafous; Università popolare; Associazione nazionale italiana per l’istruzione; Scuole Officine Serali; in campo sociale: Società protettrice degli animali; Lega internazionale della pace e della libertà, Società per l’Arbitrato e per la Pace; Società per la cremazione; Banca cooperativa operaia; Associazione Generale degli Operai; Fratellanza Artigiana; Reale Società d’Igiene; Società La Rimembranza; Società Libertà; Società L’Unione; Società Archimede; infine, in campo combattentistico: Reduci garibaldini; Associazione Ex Bersaglieri; Reduci delle Patrie Battaglie; Veterani 1848-49.
A Novara: Associazione Liberale Progressista; Associazione Democratica; Circolo democratico; Circolo operaio; Consolato Operaio; Società di mutuo soccorso femminile; Circolo della Bicocca (che nel 1883 prese il nome di Giuseppe Mazzini); Società Archimede tra fabbri, meccanici e arti affini; Circolo Garibaldi; Società del tiro a segno; La Filantropia senza sacrifici; Società per le Conferenze Popolari; Forni cooperativi per la cottura del pane; Cucine Popolari o Economiche; Comitato per il soccorso alle madri lattanti povere; Società per la costruzione di case operaie; Società dei reduci delle Patrie Battaglie.
Molte di queste iniziative furono di fatto finalizzate alla realizzazione di un embrionale sistema laico di assistenza che fosse capace di contrastare l’opera svolta dalle associazioni clericali. Ciò, a sua volta, si inquadrava in un più ambizioso progetto di secolarizzazione e di democratizzazione della società italiana, che comportò inevitabilmente il crescente coinvolgimento di ambienti liberali, democratici, positivisti, libero-pensatori, massonici e anticlericali. L’obiettivo di questo paradigma consisteva nell’annullamento, attraverso tappe successive, dell’influenza del cattolicesimo sulla società e sullo Stato (l’accusa che veniva rivolta alla Chiesa cattolica era di opprimere la libertà di pensiero e di ostacolare il progresso scientifico).
Questo fervore associazionistico nacque all’interno di un più ampio progetto di costruzione di un’identità nazionale, quindi con percorsi organizzativi e istituzionali definiti che intendevano promuovere al massimo lo sviluppo e l’incremento della dimensione ‘spontanea’ dell’associazionismo.

 

FINALITÀ

Dare vita a un archivio centralizzato in cui far confluire l’intera documentazione relativa alle Società e alle associazioni laiche operanti in Piemonte tra il 1848 e il 1925 in ambito sociale, assistenziale, sanitario ed educativo. In secondo luogo, creazione di un centro di ricerca, collegato con le Università degli Studi di Torino e del Piemonte orientale “Amedeo Avogradro”, che promuova studi, ricerche (attraverso l’assegnazione di borse di studi e dottorati),  convegni e conferenze.

 


Ultimo aggiornamento Martedì 05 Maggio 2009 14:40
 

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